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Nel mare della disperazione
Quando mi è stato chiesto se desideravo partecipare ad un viaggio in Bielorussia che aveva come scopo portare aiuti a famiglie povere, a scuole e orfanotrofi, conoscere bimbi da far venire in Italia per il soggiorno terapeutico, senza pensarci troppo ho accettato con entusiasmo. Sapevo o presupponevo di sapere che avrei trovato un paese con una situazione economica difficile, che avrei fatto visita a famiglie povere, ma non immaginavo che il grado di povertà fosse così sconcertante e così diffuso. Ho visitato famiglie composte per lo più da madri con bambini piccoli, famiglie che non hanno niente, che vivono in casupole di legno fatiscenti con tetti di eternit o lamiera, con nylon su finestre mancanti di vetri (in inverno la temperatura in quel paese raggiunge i - 25 / 30°), al cui interno l'arredamento è praticamente inesistente salvo per qualche credenza sgangherata, un tavolino e poche sedie, che dormono su letti senza materassi, che non hanno l'energia elettrica perché non possono pagarla, che non hanno quasi niente da mangiare, che non hanno l'acqua e devono procurarsela in pozzi spesso distanti da casa, che non hanno i servizi igienici, che non hanno medicine nemmeno per curarsi un semplice raffreddore. Che non hanno ... Ho visto genitori e nonni piangere per la disperazione in cui vedono crescere figli e nipoti, ho visto su quei volti occhi spenti e vuoti, se li guardi ti sorridono ma nel momento in cui distogli da loro lo sguardo il volto ritorna ad essere una maschera di inespressività, ho visto bambini e ragazzi con scarpe dalle suole bucate che coprivano calzini bucati, vestiti con abiti o troppo piccoli o troppo grandi. Con i soldi che avevamo con noi, frutto di offerte, abbiamo acquistato cibo e scarpe, dall'Italia avevamo portato medicine e vestiti. Abbiamo diviso tutto ciò e l'abbiamo consegnato alle famiglie più bisognose: ben poca cosa se paragonata all'enorme difficoltà, una goccia nel mare della disperazione. E il mio pensiero andava ai nostri figli incontentabili, alle nostre case che abbondano di tutto e anche di più. Questa esperienza mi ha reso consapevole che la vita è altra cosa da un vestito in più nell'armadio, mi ha aperto gli occhi ai bisogni degli altri, al bisogno di ridare dignità a paesi che sono poveri di tutto, persino di sogni. A settembre ho in programma un nuovo viaggio per consegnare altri aiuti umanitari, se potete dateci una mano. Antonella
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