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Cronaca di un viaggio
nella regione di Gomel
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Il lavoro di volontario
che svolgo in questa associazione in qualità di segretario, silenzioso
artefice di pratiche amministrative e noiose, mi pone talvolta nelle condizioni forse a volte anche un po' ciniche, di
confrontarmi pragmaticamente e quasi esclusivamente sui soli aspetti strutturali della nostra organizzazione, consapevole che anche questi hanno comunque la loro importanza pratica nella realizzazione materiale degli ideali che ci proponiamo, vivendo in un mondo reale che ha le proprie regole.
Per questo, mi ero
inconsciamente convinto di essere un po' più rude e determinato e meno
propenso a farmi coinvolgere troppo emotivamente, rispetto agli
altri colleghi componenti del consiglio direttivo, ritenendo, forse
erroneamente, che la praticità di intenti fosse una dote prevalente al
confronto della loro naturale commozione con la quale loro invece
affrontano il pur coinvolgente dramma dei bambini bielorussi.
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Arrivo con i
pacchi di aiuti all'aeroporto di Minsk |
Così,
al mio primo viaggio umanitario in Bielorussia, sono stato colpito
dall'impatto con una burocrazia che subito è apparsa insinuante, ma
mitigata dall'uso esteso della nostra lingua nelle istituzioni locali,
piuttosto dell'inglese universale, segno tangibile dei contatti
preferenziali che la Bielorussia intrattiene con l'Italia, non tanto a
livello governativo, ma quanto per i rapporti con le organizzazioni
umanitarie italiane che, come la nostra, qui sono tra le più attive e
presenti. |
| Immediatamente
ci accoglie un paesaggio fiabesco, con foreste di pini frammisti a betulle
che sfiorano il ciglio della lunga e ampia strada, priva di traffico, che
ci porta da Minsk a Gomel. |

Boschi di pini e
betulle prospicienti il bacino di espansione di un fiume |
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Attraversamento
del fiume Sozh |
Ed
è la vastità dell'aspetto geografico la prima sorpresa che ci riserva
questo Paese la cui bellezza la natura avrebbe donato per ben altro
destino, se la volontà umana non l'avesse poi manomesso.
I
fiumi possenti privi di argini artificiali si espandono liberi, nei
periodi di piena, per chilometri nell'invaso ai lati dell'alveo
principale.
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Si
alternano ai boschi le
sterminate, immense, infinite pianure con le coltivazioni dei Kholkoz con
campi senza fine verdi di grano non ancora maturo, campi gialli di colza e
ancora campi verdi abbondanti d'erba fresca mentre da lontano, tra la
bruma che evapora, si scorgono mandrie di mucche che pascolano libere.
Raramente,
svegliandoci dalla continuità del paesaggio, ma non del tutto,
dall'incanto naturale ci appare come nelle favole qualche casetta
variopinta con i colori improbabili di caramelle e canditi.
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Casetta dai
colori vivaci |
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Passaggio
di un treno |
Ci
sveglia definitivamente ad un passaggio a livello incustodito, il transito
di un trenino con vagoni dedicati sia a merci che passeggeri, segno
dell'imminente vicinanza di Gomel, la grande città che inattesa spunta
improvvisamente dalla foresta.
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Ed
ecco ergersi alti e piatti, gli imponenti i grattacieli lungo i prospekt
larghi e maestosi della fiera città di Gomel, dove passeggiano
continuamente belle ragazze, eleganti e appariscenti.
Il
divario tra città e campagna è evidente, così come lo è quello tra
l'opulenza occidentale e la povertà dell'Est, contraddittoria come
lo sono perfino i suoi simboli dei poteri politici che qui si sono
succeduti.
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L'imponente
Hotel Tourist a Gomel |
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Monumento
a Lenin |
Qui,
è tuttora possibile vedere, dimenticate negli storici parchi
pubblici, le ormai desuete statue di Lenin, senza più alcuna
dedica. |
Qui,
è tuttora possibile vedere esposte, negli altarini famigliari delle case
ortodosse, le icone dello zar Nikolay Romanov (che pur a suo tempo si è
reso personalmente colpevole di eccidi di massa) il quale viene ora
dipinto con l'aureola assieme a tutta la sua famiglia reale, seppur
ammazzata dai rivoluzionari, e tutti venerati discutibilmente come veri
santi conclamati.
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Altarino che
espone l'icona dello Zar e della sua famiglia |
| Tutto
qui appare ora insensato, improbabile, irreale, distaccato, insostenibile.
Il Paese è inappetibile per
l'Occidente e vive economicamente isolato.
Al contrario delle altre
repubbliche dell'ex Unione Sovietica, la Bielorussia è infatti
priva di materie prime pregiate ed è perciò ignorata dall'economia
occidentale.
L'unica risorsa mineraria di
scarso valore, sono le cave di bianche sabbie silicee, le stesse che hanno
dato il nome alla Bielorussia, Russia Bianca, i cui cumuli si scorgono da
lontano negli stabilimenti per la lavorazione del vetro.
L'agricoltura sarebbe stata,
dunque, la sua vera, unica risorsa e la natura rigogliosa e fertile
avrebbe potuto renderlo un Paese ricco, una fortunata dispensa per sé
stesso e per l'Europa intera.
Così come i suoi allevamenti.
Ma solo uno è il vero nemico
della Bielorussia: un pericolo latente tanto subdolo quanto impercettibile, perchè
invisibile, nascosto, impalpabile, incolore e inodore.
Testimoni a Vetka (pronuncia:
Vietka), cittadina nell'immediata periferia rurale di Gomel, ricordano
ancora quei giorni del 1986 quando, come in un'antica Pompei ignara della
sua imminente distruzione, il cielo si oscurò completamente per due
giorni, mentre un pulviscolo grigio e continuo pioveva dall'alto
depositandosi sulle case, sulla gente, sulla terra.
Si aveva la percezione di qualcosa
che stava accadendo, di una catastrofe, ma nessuno sapeva esattamente
cosa.
Solo diversi giorni dopo la
Bielorussia e la comunità internazionale seppe dell'incidente nucleare di
Chernobyl e che il mondo non sarebbe stato mai più lo stesso.
Di colpo, il paradiso terrestre si
trasformò nel più orrido degli inferni.
In un solo attimo un Paese
fiorente diventò per sempre lo spettro di sé stesso. |
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I
La massima
concentrazione di cesio 137 si registra a Vetka
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Subito fuori Vetka,
inizia la zona evacuata dove si sono verificate le maggiori precipitazioni
e le maggiori concentrazioni di radionuclidi. E'
questa
è la zona dove si registra nella popolazione infantile la maggiore
insorgenza di tumori alla tiroide, nel mondo. |
| Fino
a pochi anni fa, per il turismo perverso alla ricerca di emozioni forti,
era ancora possibile con la complicità di qualche guardia forestale
facilmente corruttibile con una manciata di rubli svalutati, addentrarsi
in auto all'interno della zona proibita ed ascoltare, così, il ticchettio
del contatore geiger al massimo della scala.
Un'emozione
forte per chi ci va una volta sola .... Ma per chi ci rimane ?
Per
chi ci rimane non ci sono speranze, né alternative !
La
situazione è ora, però, sempre più pericolosa e i controlli sono sempre
più intensi e neppure le guardie forestali sono più disposte,
ormai, ad accompagnare turisti trasgressivi e mettere a repentaglio la
propria salute, per soldi.
I
radionuclidi penetrano nel terreno, vengono assorbiti dalle radici delle
piante, entrano nel ciclo vitale di animali e umani; entrano nel ciclo
alimentare, nel pane, nel latte.
L'immensa
produzione agricola delle pianure che ho visto mentre venivo qui, non ha
un mercato.
Chi
mai acquisterebbe all'estero carichi di prodotti agricoli contaminati ?
Non
esiste un'economia, qui.
Solo
in Bielorussia la legge consente di consumare prodotti contaminati in
un'autarchia forzata dalla necessità.
Ma
il nucleare qui è "equo": non fa distinzioni fra ceti ricchi e
poveri e colpisce tutti !
Ed
ecco espandersi l'inedia. |
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L'inedia
dei benestanti cittadini, per lo più dipendenti statali con uno stipendio
certo equivalente a circa 100 euro mensili con i quali ci si può
permettere l'affitto di un appartamento statale in un maxi condomino a
Gomel e, sempre a caccia di illusioni (chissà come visto che i prodotti
hanno qui i nostri stessi prezzi europei), anche l'acquisto di un
televisore dispensatore di sogni che pubblicizza, come da noi, cibi per
gatti, ma ad un pubblico che non ha di ché sfamare sé stesso. |

Maxi condominio
a Gomel
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Raccolta di
patate in un orto privato a Vetka |
La
nostra visita continua a Vetka dove ci sono state le maggiori
concentrazioni di particelle nucleari.
Qui,
l'inedia e la rassegnazione degli abitanti delle campagne è più
percettibile.
La
mancanza di qualsiasi indotto economico e di un vero lavoro, spinge gli
uomini a dedicarsi alla coltivazione delle poche risorse dell'orto: patate
e verdure (ovviamente contaminate) e da usare per sé o da rivendere ai
poveri mercati del villaggio.
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Presto,
per una sorta di rivalsa o per una facile consolazione, gli uomini si
riducono a bere sperperando i pochi soldi per l'acquisto della
tradizionale vodka.
Senza
avvenire, senza sviluppi lavorativi, con prospettive di vita breve,
cinquantenni hanno l'aspetto fisico di ottantenni, piombano nel degrado,
procreano figli che poi non possono mantenere, maltrattano le mogli per
poi solitamente abbandonarle sole con i figli.
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Lo scarso
mercato ortofrutticolo a Vetka
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Condominio a
Vetka
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Di
fatto, nella quasi totalità, le famiglie bielorusse sono rette da donne
singole, da madri abbandonate spesso aiutate dalle nonne (le note babushke),
a loro volta single, che comunque qui hanno un ruolo di rilievo nella
struttura della gerarchia famigliare.
Invece,
i condomini-caserma del quartiere popolare eretti al centro di Vetka,
hanno un aspetto esteriore trascurato.
Ma
il senso di degrado aumenta salendo le scale maleodoranti dei condomini
molto più abbandonati rispetto a quelli che si incontrano in città, a
Gomel. |
| La
situazione migliora leggermente all'interno degli appartamenti dove gli
inquilini, sebbene poveri, si sforzano di dare dignità alle loro
abitazioni riuscendo, talvolta e chissà come, ad acquistare i simboli
peggiori, deteriori e fraintesi, del nostro consumismo tipo televisioni e telefonini da
ostentare con disinvoltura.
Tuttavia
le situazioni abitative peggiorano ulteriormente quando visitiamo le
casette della vasta campagna popolata attorno a Vetka, estesa su viottoli
graticolati. |
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Bambino di una
casa povera prova le scarpe regalate |
Dipinte
con colori fantasiosi, spesso rosa e violetto, le casette sembrano quelle
di Hansel e Grethel, ma, una volta entrati, la povertà degli arredamenti,
l'essenzialità delle cucine, la scarsità di cibo è evidente.
Le
visite, programmate con l'aiuto di un'assistente sociale che raccoglie per
noi i nominativi di famiglie indigenti, hanno il duplice scopo di
elargire materiali e di redigere una lista di bambini candidati al
progetto di ospitalità in Italia, qualora ricevessimo maggiori richieste
dalle nostre famiglie associate.
Purtroppo
gli inviti non sono mai abbastanza quanto le richieste e nonostante mi
fossi preparato a reggere l'emozione di fronte a situazioni estreme,
questa volta mi asciugo di nascosto gli occhi umidi quando siamo costretti
ad escludere dalla lista un ragazzino piccolo e magro, con i capelli
rapati, con lo sguardo perennemente rivolto verso il basso. |
| E'
atroce ammetterlo, ma uno
come lui non ha "mercato"...
Per
quanto noi italiani siamo caratterialmente generosi, le nostre famiglie
prediligono ospitare bambini belli, anzi meglio bambine biondine con i
codini che, una volta lavate e rivestite per bene come bamboline, siano
presentabili nel giro delle conoscenze senza fare figuracce.
Naturalmente,
poi, devono essere giovani, sui 7 anni alla prima esperienza di
ospitalità perchè sono ancora plasmabili e più facili da dirigere senza
che creino problemi di convivenza.
Questo
ragazzino, invece, ha ormai già 13 anni dichiarati, ma dall'aspetto
gracile, alla vista ne dimostra massimo 6 o 7.
Credo
si tratti di un tipico caso di rachitismo causato dalla malnutrizione.
Però
ci scusiamo, regaliamo qualcosa e ce ne andiamo a continuare il nostro
giro con il furgone.
E'
ormai troppo vecchio; è maschio; nessuna delle famiglie che conosciamo lo
richiederebbe.
Neanch'io posso prenderli
tutti: come gli altri, conduco una vita normale, sono soltanto un lavoratore, le
mie risorse non sono infinite.
Questa
è la limitazione delle associazioni piccole e spontanee come la nostra.
Ma
vorrei riparlarne con i nostri soci di questo caso .... mi ha
colpito !
I
casi patetici si susseguono numerosi tra gli abitanti delle casette di
legno. |
| I
doni vengono infine accettati, ma intuisco dallo sguardo distante dei
beneficiati, l'orgoglio di non voler barattare la propria dignità per il
bisogno.
La
fierezza è tipica di questo popolo e tutti ricambiano i doni ricevuti con
altrettanti piccoli doni: un oggetto, una fotografia, un disegno, una
tazza di tè caldo, mentre quelli un po' più abbienti insistono per
dividere con noi il loro poco cibo improvvisando delle tavolate con le
primizie dell'orto e bevande risparmiate da tempo per un'occasione degna
di merito.
Mi
permane comunque la sensazione di aver tolto loro tanto e di aver dato
poco. |

La presidentessa
della nostra associazione consegna vestiario ad una famiglia bisognosa |
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Orto nei
dintorni di Vetka
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Ma
davvero non trattengo più l'emozione quando, finalmente raggiungiamo la
dacia del bambino che ho ospitato a casa mia, in Italia, per 3 anni.
Ora
posso confrontare di persona le idee e le sensazioni che mi ero costruito
circa il suo modo di vivere.
E'
qui dunque che vive, aiutando i parenti nei lavori agricoli, il
"mio piccolo lord" dai modi sempre educati e raffinati.
La
casupola è distinta, bella e pulita e si intuisce che nella frugalità
del sistema di vita, il bambino ha comunque ricevuto un'educazione
corretta.
Vive
con mamma, sorellina e con la consueta nonna che mi mostra, con un certo
vanto, l'orto dove coltiva patate e verdure di stagione e perfino
fragole e pomodori, una vera rarità botanica per il clima di queste
latitudini. |
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Tutte,
sono persone cordiali e generose che nella loro semplicità vivono
comunque una vita dignitosa.
Mi
sono avvicinato a questa associazione così, tanto per dare una mano a
qualcuno, iniziando ad ospitare questo bambino in Italia.
Ma,
inconsapevolmente, poi nel cuore nasce un affetto che ci lega anche
se lontani.
Il
bambino è sveglio, molto intelligente, dotato di intuito, perspicace,
pronto ad imparare e particolarmente versato per le discipline tecniche. |

Tutta la
famiglia è schierata per salutarci !
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| Se
fosse vissuto in Italia, ho immaginato che sicuramente avrebbe studiato diventando, un
giorno, un ingegnere, uno scienziato, comunque uno studioso, non come i
nostri soliti bambini italiani nati negli agi dell'opulenza che, viziati e senza
meriti, hanno di tutto e
non hanno predisposizione allo studio.
Devo,
infine, salutarlo ma con l'angoscia di credere che un giorno anche lui
possa invece crescere senza un avvenire sicuro e diventare, come gli
altri, un contadino ubriacone che maltratta le donne, senza prospettive di
lavoro e con incerte prospettive di vita. |
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Firma dell'atto
di donazione al cospetto del provveditore agli studi del distretto di
Prisno
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Le
nostre visite proseguono frequenti in numerose famiglie nella zona di
Vetka e Khalch e in alcuni istituti e scuole pubbliche.
Ancora
una volta ci scontriamo con la burocrazia dello stato bielorusso, talvolta
oppressiva, quando la presidentessa dell'associazione deve effettuare una
donazione già programmata in favore della scuola del villaggio di Prisno,
dove è necessario rifare le finestre per ridurre il freddo nelle aule nel
periodo invernale. |
| Nell'orfanotrofio
statale di Gomel è quasi "guerra fredda" che rasenta lo scontro
diplomatico, quando la nostra delegazione incontra la direzione
dell'istituto per proporre il nostro servizio di accoglienza in Italia dei
piccoli orfani.
La
diffidenza nasce probabilmente come postumo del risalto negativo che ha
avuto qui la nota vicenda della bambina Vicka (o Maria), trattenuta anni
or sono in Italia da una coppia che la ospitava temporaneamente.
Oppure
è il segno del fatto che organizzazioni umanitarie più importanti e
facoltose della nostra sono già passate qui prima di noi offrendo
maggiori servizi e rendendo non abbastanza appetibile le nostre offerte di
collaborazione rivolte a chi ha ormai già ottenuto di più altrove.
La
trattativa viene comunque conclusa ugualmente, raggiungendo un'intesa e
concordando un protocollo d'accoglienza con precisi termini amministrativi
L'ennesimo
paradosso è che in Bielorussia sembrano, in fondo, più fortunati e
tutelati i bambini orfani che nonostante la mancanza del calore di un
affetto famigliare, usufruiscono comunque di vitto, vestiario, istruzione,
sotto le amorevoli cure delle loro zelanti istitutrici e maestre che,
regolarmente stipendiate dallo stato, li accudiscono in ordinate camerette
con lettini con piumini di color rosa. |

Camerette
ordinate dell'orfanotrofio |
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Il caloroso
saluto dei bambini di Beroza |
Ben
più difficili sono invece le condizioni di sopravvivenza per i bambini
provenienti da famiglie indigenti.
E'
comunque doveroso replicare, con questa testimonianza, all'opinione che si
era erroneamente creata in precedenza in Italia circa presunti
maltrattamenti all'interno degli orfanotrofi che, al contrario, sembrano
molto ben gestiti in Bielorussia e in maniera alquanto professionale.
Opposta
è invece la reazione dei bambini della casa-rifugio del villaggio di
Beroza (pronuncia: bierosa, toponimo che in lingua russa indica il diffuso
albero di betulla, simbolo della Bielorussia stessa).
L'istituto
ci è stato casualmente segnalato dall'assistente sociale che ci ha
guidato e, a differenza degli istituti visitati prima, non ha mai avuto
contatti, né ha mai ricevuto contributi da alcuna altra organizzazione
umanitaria straniera. |
| La
gioia dei bambini è grande quando distribuiamo vestiario, calzature e
ancora giocattoli, materiale scolastico, prodotti per l'igiene, al punto
che una ragazza ospite si interroga perplessa sul perchè facessimo
tutto questo.
Il
loro ringraziamento spontaneo e caloroso è commovente. |

Paesaggio della
Bielorussia visto con gli occhi dei bambini |
| I
giorni però trascorrono veloci e io e i miei compagni di viaggio sentiamo
ormai il desiderio di tornare al nostro stile di vita, alle nostre
abitudini e consuetudini giornaliere e sederci di fronte al piatto di
spaghetti fumanti che ci aspetta sul tavolo della cucina.
Quali
sono dunque le conclusioni di questo viaggio nella regione di Gomel, dove
si registrano le maggiori concentrazioni radioattive del mondo ?
Quali
sono le soluzioni per sanare il dramma di questa nazione che in un solo
attimo ha perso per sempre ogni prospettiva di avvenire futuro ?
Chiedo
a chi mi legge di dare da sé la propria risposta !
Certamente
ogni essere umano ha diritto ad una vita dignitosa, alla salute, al cibo,
alla casa: queste sono le condizioni minime per poter poi aspirare a
progredire migliorando le proprie condizioni e quelle della società.
Questo
viaggio rimarrà per sempre indelebile nella mia memoria, per le bellezze
e le brutture che i miei occhi hanno visto in terra di Bielorussia.
Mi
auguro che questa mia lunga, puntigliosa, vera testimonianza sia il mezzo
per far conoscere quanto ho visto, anche a coloro che non sono mai stati
qui.
Ai
miei connazionali raccomando di non farsi trascinare dall'illusione che il
progresso industriale indiscriminato sia l'unica via per il benessere,
senza giustizia, e ricordo che le scorie nucleari non possono essere
smaltite in natura.
La
nostra vita trascorre per un tempo limitato: lasciate che il nostro bel
pianeta azzurro sia ancora vissuto dagli uomini, animali e piante che
verranno dopo di noi.
Se
avete qualcosa in più che vi avanza, datela a chi non vi ha chiede
niente.
Se
la darete alla nostra associazione, vi assicuro che a qualcuno servirà.
Non
abbiate paura di ospitare un bambino a casa vostra.
Sarà
soltanto una piccola goccia nel mare che non servirà a cambiare il mondo,
ma avrete fatto sicuramente una cosa utile per qualcuno.
Per
chi saprà riconoscerla, una risposta comunque arriverà con il vento che
sfiora i boschi di betulle. |
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Antonio |
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