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Condivisione è motivo di gioia

 

Bambini bielorussi salutano festosi

 

La decisione di ospitare un bambino bielorusso il mese di agosto non è stata il frutto di un'attenta riflessione, ma saputo casualmente di questo tipo di iniziativa, istintivamente abbiamo espresso come famiglia il desiderio di parteciparvi.

E così il 3 agosto abbiamo conosciuto Andrey.

I primi giorni di convivenza per nostro figlio maggiore, di otto anni, coetaneo di Andrey, sono stati burrascosi.

Che questo bambino toccasse tutti i suoi giochi, si prendesse quelli che gli piacevano di più e se li nascondesse, era proprio inammissibile per lui, tanto che spesso per il "possesso" di qualche cosa venivano alle mani.

Ma Andrey  non teneva più di tanto in considerazione le scenate del suo nuovo amico e continuava a fare ciò che più gli piaceva.

Per noi era assolutamente riprovevole il comportamento di nostro figlio, ma non è stato facile fargli capire che la condivisione è motivo di gioia e non di privazione.

A metà circa del soggiorno, le cose sono cambiate in meglio e tra i due bambini si è creata una certa complicità.

A farne le spese, allora, è stato l'altro nostro figlio, più piccolo, escluso sistematicamente dai loro giochi.

Questo lo ha fatto soffrire al momento, ma non gli ha mai impedito di gradire la presenza di Andrey.

Il rapporto tra noi adulti ed Andrey è stato, invece, bello.

Con mio marito, in particolare, più estroverso ed affettuoso di me.

Andrey era entrato in perfetta sintonia.

Il suo carattere gioioso, aperto, la sua facoltà nell'apprendere la nostra lingua, il suo sorriso lo hanno reso simpatico a tutti quelli che ha incontrato.

La sua voglia di fare, imparare, di vedere cose per lui nuove, ci ha riempiti di meraviglia: tutto ciò che riceveva da noi era qualcosa da custodire gelosamente e che non vedeva l'ora di mostrare ai suoi fratelli rimasti a casa.

In due giorni ha imparato ad andare in bicicletta ed averne una tutta per sé, anche se solo per un periodo, è stata una gioia manifesta: nella sua famiglia, infatti, solo la mamma ha una bicicletta.

Anche papà va a piedi.

Ci sarebbero tante cose da dire, tanti episodi da raccontare, ma credo che, nonostante la fatica della condivisione, due siano state le gioie che questa esperienza ci ha dato: vedere Andrey sereno, contento, benché molto lontano da casa, in una famiglia sconosciuta, in un paese straniero e poi il desiderio espresso dai nostri figli di riavere ancora con noi Andrey l'anno prossimo.

La famiglia che ha ospitato Andrey

 

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