| Mentre corriamo su uno stretto
nastro d'asfalto, tra boschi di betulle che si alternano a distese di
campi non ancora coltivati che sembrano non avere fine, l'animo e lo
sguardo si aprono su mondi sconosciuti.
La sensazione che si ha è che il tempo abbia
smesso di scorrere ed il silenzio avvolga ogni cosa.
Ogni tanto lungo la strada qualche misero
villaggio, un insieme di baracche di legno tutte uguali, quasi senza vita:
le strade, percorse da pochissime auto, sembrano deserte, come deserte e
desolate sembrano le abitazioni.
Finalmente arriviamo a destinazione e ci
troviamo proiettati in una realtà che doveva essere familiare, perché
chi ci vive ci aveva raccontato esattamente quello che stiamo vedendo con
i nostri occhi, ma gli odori, la mancanza di rumori, di colori, sono
inaspettati, disarmanti.
Tutto è così diverso da casa nostra: lo
sapevamo, ripeto, ma esserci è un'altra cosa.
Le giornate passano tutte uguali e gli occhi
dei pochi che incontriamo lungo la strada, quando la mattina andiamo a
prendere il pane al negozio, non sono occhi che si interrogano, che
osservano, sono occhi che guardano la vita passare, senza sentirsi parte
di essa.
Le notti stellate, non essendovi
illuminazione, ti danno la sensazione che la volta celeste avvolga proprio
il mondo e ti viene istintivo allungare una mano per toccare le stelle.
Tutto è fermo, immobile.
I bambini, forse le uniche "cose
vive", passano il loro tempo per strada: le loro madri raramente si
fermano a guardarli e quando lo fanno nei loro sguardi cogli la
disperazione, cioè la mancanza di speranza per il futuro.
Ciò che più di ogni altra cosa ti scava un
buco profondo nello stomaco è proprio questa totale assenza di orizzonti,
questa assoluta incapacità di porsi dei traguardi, questa sensazione di
sconsolata rassegnazione.
Nel tornare a casa portiamo quegli sguardi nei
nostri e speriamo che questi bambini che vengono a contatto con il nostro
mondo, così diverso dal loro, sappiano trovare, proprio nello stridente
contrasto tra questi due mondi, la forza per cambiare le cose là dove
sono nati, senza tentare di trovare nella fuga dal loro paese quello che
oggi non hanno là. |